![]() Città di Mercato S. Severino canali| home page [H] | comune [O] | servizi [S] | notizie [N] | visita città [V] | contattaci [T] |VISITA CITTA'Ciorani Tanta e tale fu la sua importanza che varrebbe la pena di considerare a se,
non solo perché i suoi abitanti erano famosi per le "pignate" (oggetti
di terracotta) che lavoravano da veri artisti, intorno a quest'arte praticata
a Corani nacquero noti detti popolari, ma soprattutto perché fu culla
delle missioni di S. Alfonso e della primitiva chiesa dei redentoristi. Ciorani è un
piccolo, nascosto villaggio del salernitano, tra quelli che circondano quasi
in nidiata il castello dei principi Sanseverino. Vi si ricorda la dolcezza delle
ore serene e vi si respira l'odore di santità che S. Alfonso vi profuse
nella vita ricca d'amore. Il toponimo subì delle variazioni lungo il
corso dei secoli ed in tempi posteriori al 1000. Corani era detta"Lizorano de
Curansi" o "Limituni" derivante da limus, melma, ossia i limacciosi forse per
i campi limitrofi o forse più probabilmente dall'argilla limacciosa (la
creta) che lavoravano sapientemente. Certo ogni paese del comune di Mercato
S. Severino e della stessa provincia di Salerno è stato visitato da S.
Alfonso de' Liguori, ma a Ciorani anche le pietre sono rimaste ad indicare il
suo passaggio. La pace di questi luoghi è fuori da ogni tempo, S. Alfonso
lo capì subito e proprio qui diede inizio alla sua grande "avventura
missionaria". In una vecchia casa in via Pace il Santo dal 1736 al 1738, dimorò nell'attesa
della costruzione del collegio, mentre in una grande sala del palazzo baronale,
dove la chiesa delle monache, diede inizio all'opera degli esercizi spirituali.
Finalmente nel 1738, autorizzato dall'arcivescovo Rossi, benedisse i locali
di quella che sarebbe stata la chiesa madre e dove per trent'anni i Redentoristi
tennero la Missione permanente. Vi è ancora la casa della spiritualità che
ricorda l'opera degli esercizi spirituali predicati da S. Alfonso per oltre
dieci anni. Grazie al Santo, non solo dei poveri, Corani diventa centro di raccoglimento
per i signori di M. S: Severino e degli altri paesi circostanti per ascoltare
Alfonso che predica gli esercizi e spiega il Vangelo. Nel 1901 il pittore belga
Ernesto Wante avvertendo l'importanza dell'incontro del Santo col suo popolo,
volle eternare l'avvenimento in una tela di notevole dimensioni (m. 5,08x2,67)
che si può ammirare nella grandiosa chiesa dei PP Redentoristi a Bruxelles,
comunemente chiamata Saint Joseph, su una parete accanto all'altare destro.
Oltre al convento di S. Alfonso, già eretto nel 1736, troviamo la chiesa
della SS Trinità (1744) con la volta a botte decorata da due grandi tele
del Montesano e una tela del De Maio (detto Marcianise) per l'altare. Vi è anche
il cosi detto Palazzo del Capitano, di cui è rimasto solo qualche fregio
arabeggiante ed una finestra gotica. Si ritiene che questa fosse la residenza
dell'Antinari. Orafo e banchiere fiorentino, chiamato da Tommaso III Sanseverino
per amministrare i suoi beni. Poco è rimasto del palazzo dei baroni Sarnelli
costruito in parte nel 1400 e in parte tra il1600 e il 1700. E' caratterizzato
da botteghe artigianali all'esterno (non più in uso) e da due cortili
all'interno. Nel complesso è inserita la neoclassica chiesa palatina
di S. Sofia Fu adibito a monastero di clausura, delle suore Visitandone nel
1922 avendo una dell'erede Sarnelli preso il velo. | torna sopra | vai al menu | vai ai contenuti | vai ai canali |
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